YC! – Intervista all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Di recente la scuola di fotografia YouCrea! è stata chiamata dall’Opificio Delle Pietre Dure di Firenze per svolgere un corso di aggiornamento ai fotografi interni di tale Istituto. L’Opificio delle Pietre Dure (noto anche con la sigla Opd) è un Istituto autonomo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la cui attività operativa e di ricerca si esplica nel campo del restauro delle opere d’arte. Mattia Voso ha tenuto per conto di YouCrea! un corso di aggiornamento ai fotografi interni all’Opificio per affinare il flusso di lavoro ideale nell’ambito della riproduzione delle opere d’arte. Inoltre sono stati presi in esame tutti gli strumenti presenti in Photoshop che possono aiutare il lavoro quotidiano svolto da questa tipologia di fotografi. Affascinati dall’ambiente di lavoro denso di storia, cultura e passione che si legge nei volti di tutte le persone che si incontrano all’interno dell’Opd è nata l’idea di intervistare Pino Zicarelli uno dei fotografi dell’Opd.

-Ciao Pino, oggi siamo qui per sapere di più sul tuo lavoro, ti va di raccontarci in cosa consiste?
Il fotografo all’interno dell’Opd svolge funzioni di documentazione e diagnostica non invasiva delle opere d’arte che transitano presso l’Opd. Le opere vengono suddivise in base alla loro materia costitutiva,  nello specifico mi occupo della fotografia di dipinti, opere su tela e su tavola, sculture lignee, manufatti in carta, membranacei, tessili ed ultimamente anche supporti fotografici positivi e negativi risalenti alla fine dell’800.
Oltre all’attività di documentazione e diagnosi mi occupo di formazione fotografica all’interno della Scuola di Alta Formazione di restauro.

-Dunque sei un fotografo di documentazione diagnostica di opere d’arte, cosa è per te essenziale nel tuo lavoro?
Sicuramente è fondamentale l’attitudine al lavoro in team (restauratori e storici dell’arte interni all’Opd sono persone con le quali mi confronto tutti i giorni), una buona conoscenza della storia dell’arte e sopratutto una gran voglia e gusto per la scoperta. La voglia di cercare, è il requisito essenziale in questo ambito della fotografia.

-La voglia di cercare? Tutto questo mi ricorda un po’ i libri di Dan Brown, vuoi dirmi che fotografando le opere d’arte è successo di trovare dipinti nascosti? Ti va di raccontarmi un lavoro che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

La rivelazione di un disegno sotto uno strato pittorico di una Venere del Bronzino. Un disegno non visibile ad occhio nudo e solo dopo, tramite una rifletto-grafia, è stato possibile scovare un satiro con grande stupore di tutto il team!!! In realtà spesso gli artisti avevano dei ripensamenti mentre dipingevano un’opera. In questo caso il Bronzino aveva cominciato a dipingere un satiro ma poi per motivi a noi ignoti ha  modificato l’opera per trasformarla da un satiro ad una Venere.

-Fantastico! Ovviamente molto importante è la riproduzione fedele ma dovete anche analizzare la tela nei vari strati e nelle varie modifiche a cui è stata sottoposta. Qui nella tua sala di posa che attrezzatura troviamo?

Per quanto riguarda le macchine fotografiche utilizzo una Nikon D3 e D800E, per illuminare le opere utilizzo luce flash, la luce continua e la luce ambiente. A seconda del tipo di strato di pittura dell’opera decido quale è la fonte di illuminazione migliore in termini di corretta fedeltà nell’acquisizione dell’opera stessa. Inoltre all’interno dell’Opd effettuiamo immagini sotto luce UV e nello spettro dell’IR.

Da qui possiamo dire che con il passaggio al analogico, nel tuo lavoro tenersi aggiornato su nuove tecniche di ripresa e di elaborazione dei file è diventato dunque fondamenale:

Effettivamente si, la passione per la scoperta e per la ricerca si estende ovviamente anche alle tecniche fotografiche di ripresa ed alla corretta gestione dei file tramite i software. Ho avuto grande fortuna in questo periodo di tagli di poter seguire questo corso con Mattia, che con grande chiarezza e semplicità è stato in grado di affinare le mie conoscenze nella corretta gestione dei software all’interno del mio flusso di lavoro quotidiano.

-Molto bene, al momento hai qualche lavoro interessante all’orizzonte? Nuove cose da scoprire?

Sono in arrivo delle opere di Pollok e questo ci permetterà di fare delle belle scoperte vista la natura polimaterica di queste opere, sicuramente ci saranno delle belle sorprese!

-Tutto ciò è molto interessante, e una domanda mi sorge spontanea, come si arriva a fare il tuo lavoro? Cosa consiglieresti a chi vuole percorrere la tua strada?
Per prima cosa è importante avere una formazione attinente nel mondo universitario, in tale contesto è possibile fare richiesta per uno stage formativo presso l’Opd. Successivamente ci sono due modalità per lavorare e collaborare con Istituti come l’Opd, la prima è tramite i concorsi pubblici, la seconda è di proporsi come professionisti esterni con i quali ad esempio l’Opd lavora durante tutto l’anno.

-Nel frattempo è possibile visitare l’opificio?
Si è possibile visitare l’Opd tramite la segreteria e tramite l’associazione Gli Amici dell’Opificio. Vengono effettuate visite guidate su appuntamento in ciascuna delle tre sedi a Firenze: viale Filippo Strozzi, via Alfani, P.zza Signora presso Palazzo Vecchio.

-Bello, devo dire che qui l’ambiente è davvero molto suggestivo, qualche ultima annotazione?
Più che un’annotazione il mio è un augurio affinché la ricerca pubblica possa godere di nuova linfa sia in termini economi e sopratutto in termini di risorse umane, ed inoltre mi piacerebbe che un giorno tutte le persone che hanno il privilegio di poter lavorare insieme nell’ambito della ricerca nel restauro come noi fotografi, i biologi, i chimici e gli storici dell’arte possano godere di pari opportunità in termini di risorse e di tempo necessario per poter svolgere al meglio e con passione il proprio lavoro.

Intervista a cura di Tommaso Meli

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